Arriva un contratto in allegato. Dodici pagine di clausole, nessuna formazione giuridica, e sullo schermo un modello che lo riassume in mezzo minuto. Il gesto è talmente naturale che quasi nessuno si ferma a pensarci, ed è proprio con i contratti che produce una conseguenza di cui non si parla mai: non un rischio per la riservatezza dei dati, ma un possibile inadempimento di ciò che si è firmato.
In due righe
Se si ha per le mani un fac-simile, o una bozza in cui non compare ancora alcun dato della controparte, nessun problema. Se il contratto è firmato, oppure è stato trasmesso da qualcun altro, la risposta è no, non nella forma in cui si trova. E la ragione sta nell'accordo che si è sottoscritto, non nell'affidabilità del modello.
L'obbligo di riservatezza che si rischia di violare
Conviene cercare nel testo la clausola di riservatezza. Nella prassi contrattuale italiana compare pressoché sempre, spesso rubricata come «Riservatezza» o «Obblighi di segretezza», e circoscrive la comunicazione dell'accordo, talvolta perfino della sua esistenza, a una cerchia nominata: dipendenti, consulenti tenuti a loro volta al segreto professionale, autorità di vigilanza. Molto spesso quell'obbligo sopravvive alla cessazione del rapporto. Da qui discendono tre cose, e nessuna presuppone che il fornitore del modello si comporti scorrettamente:
- Il caricamento è già comunicazione. Trasmettere copia a un servizio esterno è comunicazione a un terzo a tutti gli effetti. Che il destinatario sia un sistema automatico non sposta nulla: la clausola disciplina dove finisce il documento, non chi lo legge.
- Il fornitore del modello non è un consulente. L'apertura verso i consulenti riguarda chi è a sua volta vincolato: l'avvocato, il commercialista, il revisore. Un servizio le cui condizioni si accettano spuntando una casella non appartiene a quella cerchia.
- Non serve alcun danno perché l'inadempimento ci sia. Non c'è una soglia da superare né una fuga di dati da attendere. La comunicazione è essa stessa la violazione, e nel momento in cui viene commessa non succede proprio nulla.
È qui che il contratto si stacca da ogni altro documento delicato. Davanti a una cartella clinica o al fascicolo di un cliente si sta valutando un rischio. Davanti a un contratto si rischia di violare la stessa scrittura che si è caricata per capirla, e alla controparte basterebbe il fatto in sé, senza dover dimostrare che ne sia derivato alcunché.
Che cosa esce di mano insieme al file
Messa da parte la clausola, resta il merito. Poche pagine concentrano una quantità di informazioni che nessuno pubblicherebbe di sua volontà:
- Le due imprese, per esteso. Denominazione, sede legale, partita IVA e numero di iscrizione al registro delle imprese: l'operazione diventa riconoscibile da chiunque.
- Le persone in carne e ossa. Chi firma, con quale qualifica, e quasi sempre l'indirizzo PEC o e-mail e il recapito telefonico indicati per le comunicazioni.
- Il prezzo strappato alla trattativa. Tariffe, sconti, minimi garantiti, penali di recesso: spesso il dato commercialmente più delicato che un'azienda possieda, e quello che un concorrente pagherebbe per conoscere.
- Le coordinate di pagamento. IBAN, intestatario e istruzioni di bonifico, di norma relegati in un allegato che nessuno rilegge prima di caricare il file.
- Luoghi e date. Sedi, domicili eletti e data di sottoscrizione: bastano loro, anche dopo aver tolto i nomi, per risalire alle parti.
«Ma ho disattivato l'addestramento»
Disattivare la cronologia o negare il consenso all'uso dei dati per l'addestramento è una buona idea, e rispetto a questo problema non cambia niente. Quelle impostazioni riguardano ciò che accade dopo che il documento è arrivato a destinazione. L'inadempimento, invece, si è già consumato nell'istante dell'invio: copia di una scrittura riservata è uscita dalla disponibilità di chi la custodiva e ora risiede su sistemi che non governa, retti da tempi di conservazione, foro competente e obblighi di legge non suoi. Una promessa su come sarà trattata a valle non cancella il fatto di averla trasmessa, e se un domani occorresse spiegarlo alla controparte, fra «l'hanno conservato loro» e «gliel'ho mandato io» non corre la distinzione che servirebbe.
Le clausole servono, i nomi no
Ecco il punto che con i contratti fa la differenza: quasi nulla di ciò che si chiede al modello dipende dal sapere chi siano le parti. Si vuole capire quali obblighi si sono assunti, individuare una clausola sbilanciata, verificare se il piano di pagamenti corrisponde a quanto pattuito, sapere che cosa succede recedendo in anticipo. Sono tutte domande sulla struttura dell'accordo, e la struttura sopravvive intatta all'anonimizzazione.
| Quello che serve davvero al modello | Quello che non gli serve mai |
|---|---|
| Clausole, definizioni e rimandi interni fra gli articoli | Denominazione e partita IVA delle parti |
| Come sono costruiti i pagamenti e che cosa fa scattare il recesso | IBAN, intestatario e istruzioni di bonifico |
| Durate, decorrenze, preavvisi e termini di decadenza | Chi firma, con quale qualifica e a quale domicilio |
Per tenere il primo senza il secondo esiste l'anonimizzazione reversibile: ogni dato identificativo viene sostituito da un codice fisso ([P0ABCD] per una persona, [O1WXYZ] per una società), e il contratto continua a leggersi come un testo giuridico sensato. Poiché a uno stesso dato corrisponde sempre lo stesso codice, l'acquirente citato all'articolo 4 e quello richiamato all'articolo 19 restano manifestamente la stessa parte, anche dopo venti domande di approfondimento.
Come si fa, in pratica
Il giro completo, per usare qualunque modello su un contratto vero senza comunicarlo a nessuno, è questo:
- Prima l'anonimizzazione, sul proprio computer. Il file passa in un motore che individua nomi, società, indirizzi, coordinate bancarie e date, e sostituisce ognuno con un codice reversibile prima che qualsiasi cosa parta.
- Poi la Revisione di ciò che ha trovato. Il motore propone, la decisione resta a chi firma. Basta una denominazione sfuggita perché tutto il resto non serva più a niente, ed è questo controllo che mette nella posizione di rispondere del risultato.
- Quindi le domande che si sarebbero poste comunque. Riassunti, clausole anomale, confronto con la versione precedente: sul testo anonimizzato funziona tutto allo stesso modo.
- Infine la Decodifica. Il ripristino dei codici avviene sul dispositivo, e il documento finale si legge come se non fosse mai passato per nessuna sostituzione.
È il giro per cui è nato promptShield, che lavora del tutto in locale: rilevamento, sostituzione e Registro codici restano sulla macchina, quindi né il contratto né la tabella che riporta ai valori veri prendono mai la via della rete. Per chi volesse una prova, il controllo è banale: si stacca la connessione e lo si guarda lavorare come prima.
Domande frequenti
E se il contratto non ha alcuna clausola di riservatezza?
Allora il divieto contrattuale forse non si applica, ma due cose restano. L'accordo contiene quasi certamente dati personali, cioè nomi dei firmatari, indirizzi e-mail diretti, domicili per le comunicazioni, e questo fa scattare gli obblighi sulla protezione dei dati a prescindere da ciò che il contratto dice. E la riservatezza è spesso dovuta altrove: un accordo di riservatezza sulla trattativa, una procedura interna, un obbligo deontologico. L'assenza di una clausola non è un permesso.
È più sicuro incollare una sola clausola invece dell'intero contratto?
Di poco, perché il rischio dipende dagli identificatori e non dalla lunghezza. Una singola clausola nomina spesso entrambe le parti, e quelle sulle comunicazioni o sui pagamenti sono di norma i passaggi più identificanti dell'intero documento. Se l'estratto porta ancora nomi, numeri di iscrizione o coordinate bancarie, la comunicazione è la stessa, con meno parole.
Ho già caricato un contratto. Che cosa faccio adesso?
Ritirarlo non si può, quindi conviene trattarlo come un incidente e non come qualcosa da nascondere. Si annota che cosa è stato inviato e quando, si cancella la conversazione e si verifica se l'accordo prevede un obbligo di comunicazione in caso di divulgazione. Poi si avvisa chi gestisce il rapporto con la controparte, perché sarà quella persona a doverne rispondere se la cosa dovesse emergere. E si cambia il processo, così il prossimo contratto viene anonimizzato prima di lasciare la macchina.
Come si può usare l'IA su un contratto senza divulgarlo?
Sostituendo i dati identificativi prima che il testo lasci il computer, per poi ripristinarli. Poiché ogni parte mantiene un codice stabile, il modello ragiona sulle stesse entità dal primo all'ultimo turno: è l'oscuramento reversibile, e le pagine scansionate passano prima dall'OCR.
In conclusione
Si può caricare un contratto su ChatGPT? Dal punto di vista giuridico la risposta è scritta quasi sempre nel contratto stesso, e quasi sempre è no. Ma la ragione per cui si sarebbe tentati di farlo resta buona: sono testi ostici, e i modelli sono davvero bravi a spiegarli. Non c'è motivo di rinunciarci. Si togliono i nomi prima che il file lasci il computer e la risposta cercata resta lì, senza una comunicazione da giustificare un domani.
promptShield si prova gratuitamente su Windows e macOS: il download è qui, oppure c'è il discorso più generale sul perché i documenti riservati non andrebbero mai incollati in un'IA.